martedì 7 giugno 2011

“Gesù” disegno di Osvaldo Contenti



Il mio Gesù è un comunissimo carpentiere, un artigiano che utilizza il legno per erigere delle strutture provvisionali. E il mio disegno lo rappresenta proprio durante una fase di questo suo lavoro, con la particolarità che la sofferenza impressa sul suo volto fa intuire che egli presagiva con sufficiente nettezza il calvario fisico e psicologico a cui sarebbe andato incontro. Naturalmente la mia idea di un Gesù presago della sua fine è soltanto un’ipotesi, ma credo non del tutto peregrina, se confrontata con l’attenta lettura dei Vangeli canonici, dei cosiddetti apocrifi, di quelli gnostici e anche dei Manoscritti del Mar Morto, in cui spesso affiorano vari indizi che fanno pensare a un Gesù consapevole del tragico epilogo della sua vita terrena.

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La poetessa Valeria Catania, con una lirica di indicibile suggestione e potenza, ha omaggiato quest'opera con i seguenti versi:

Dal di fuori respiro rifugge assetata penombra d’incenso amarastro/
Sottopelle iridale reintegra spregiudicati frammenti di sole ventoso/
Onda celeste attende catene cogitanti trasversali/
Dolore concentrico necessario capta assottigliando infinitesimo/
Vuoto portante d’inammissibile angoscia preda l’umano/
Elevazione urlata /---/


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Ancora Valeria Catania con una delicata ghirlanda di incantevoli versi dedicati a questo disegno:

UN DISEGNO UN SILENZIOSO CAPOLAVORO URLATO -----UN OLTRE SEMPLICEMENTE TRASUDANTE-------
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Alcuni amici di Facebook hanno omaggiato il mio disegno di Gesù con questi splendidi commenti:

Gloria Pernarella
Credo che ognuno abbia il suo, credo che ognuno abbia la sua visione. Pensa, noi cristiani crediamo sia il figlio di Dio, per i musulmani è solo un profeta, come Maometto. E cmq mi piace pensarlo come un comunissimo artigiano. Un bacio Osvaldo

Eliane Micheluzzi
Io che sono atea, mi piace l'idea che il tuo Gésù sia un carpentiere, un artigiano, bellissimo il tuo dipinto...ciao Artista...amicizia della francese..

Alessio Patti
L'immagine descrive bene "l'Assummuru" termine che nella nostra lingua siciliana descrive il terrore, la paura di quel che sta per accadere. Sei bravissimo. Il tuo Gesù è parlante!

Anna Maria Angioi
Io sono credente, e in quanto tale penso che Gesù conoscesse o almeno presagisse il suo destino... è venuto per essere "il Seme" che solo morendo può dare frutto. A parte questo, mi piace molto il tuo dipinto, mi piacciono i colori caldi della terra che mi fanno pensare anche alla fatica fisica del lavoro da carpentiere e insieme l'arancione che mi trasmette un abbraccio avvolgente, una promessa che mi dà energia e fiducia. E' un Gesù pensieroso, ma non mi sembra spaventato dalla prova che lo attende. Ma poi, ciascuno di noi mette ciò che sente anche nelle opere altrui...

Melina Gennuso
Ognuno di noi è alla ricerca di qualcosa alla quale non sa dare un nome nè un volto...forse è la segreta consapevolezza di poter avere sempre uno scopo da raggiungere e non dire a se stessi "non ho più sogni"...Il Dio pensieroso, ha un volto "naturale", direi "umano", e come tale, nasconde in sè il dolore per tutto cio' che succede nel mondo...Sempre bravissimo, Osvaldo, ammiro la tua bellissima arte, lo sai. Grazie!

Angela Ragusa
Nello sguardo del tuo Gesù si compie il Verbo...e quel legno sul quale si poggia ci racconta il destino della croce...In quel volto di uomo hai sintetizzato l'essenza del credere in Dio...

Francesco Era
Un saggio di tale portata non può non prevedere o perlomeno intuire dove ti porterà un certo percorso, il viso del tuo Cristo è giustamente sconsolato sa che nessuno a parte qualche donna riesce a capirlo in profondità, neanche i suoi apostoli. Potrebbe evitare la morte ma non lo fa perchè lui non ha paura della morte è venuto proprio per prepararci ad essa, quello che ancora ci tormenta, arrivare all'ultima porta preparati e sereni, lui c'è riuscito. Veramente molto bella la figura del tuo Cristo, grazie Osvaldo un abbraccio ciao :-)))

Anna Maria Ciaurro
Più guardo la tua Arte e più sono in difficoltà... mi pongo la domanda se il mio commento potrà rendere l'idea di quanta fatica e bellezza sto per analizzare; questo tuo Gesù in particolar modo mi ha dato una scossa emotiva appena l'ho visto; parla con questi occhi meravigliosi, lunghissimi fatti apposta per contenere tutto il peso del dolore al quale i pensieri hanno plasmato il senso di sofferenza che da essi in primis traspare... il volto si affianca a questi occhi;con la stessa intensa consapevolezza di quel terribile evento al quale egli "Gesù" sa di non poter opporsi... anche se ha pregato perchè quel Calice gli fosse allontanato... quando ne fosse possibile. E questa mano stetta al legno del suo mestiere ma che ovviamente è il simbolo della Croce su cui egli sta meditando la fine, quasi si vede quell'abbandono alla sorte nella presa di questa mano forte e decisa; a testimonianza di quel che è stato Gesù... Un Uomo che ha accolto il suo destino pur essendo consapevole di dover affontare la Morte e quindi stringere i denti per una sofferenza molto grande; poichè neppure Lui sapeva come fosse Morire! Infine il colore dello sfondo "Questo giallo luminoso" può essere che rievochi la luce straordinaria che Gesù ha emanato per convertire e questo colore scuro può infine rammentare quello del suo sangue versato!Namastè ,Osvaldo!

Marianna Micheluzzi
E' un Cristo vero Dio e vero uomo quello che hai raffigurato. Emana un'intensità emotiva non comune e questo perché l'artista ha avvertito una profonda emozione nel raffigurarLo. La stessa che viene comunicata a chi sa leggere l'immagine.Complimenti vivissimi. Un abbraccio.♥

Silvia Capecchi
Davvero molto bello. Mi colpisce lo sguardo in cui intravedo tante cose..la tristezza, la consapevolezza ma al tempo stesso una forza limpida che non è della terra.Grazie del Tag:)

Maria Pezzica
L'espressione del volto, parla, Osvaldo sei bravissimo, appena l'ho veduto ho ricordato questo dipinto. Un bacio ♥

Mina Pensi
Gesù,il figlio dell'uomo...!Colui che ha rinunciato alla sua divinità per assumere sembianze semplicemente umane...per far sì che le scritture si compissero e che la missione della propria vita cambiasse il destino dell'umanità....Un peso portato con consapevole obbedienza al volere misericordioso del Padre ! Dentro di sè EGLI realizza una vicenda umana che ha come punto focale L'INCARNAZIONE e come tale essa diventa la sublime testimonianza dell'appello all'amore al sacrificio per gli altri....Gesù ,con la parabola della sua vita , comunica ai fratelli che la sofferenza nata dall'amore senza se e senza ma è come un albero dalle radici salde e profonde che fiorisce luce e speranza...Vita vera plasmata dalla misericordia del Padre...Ed è così che il tuo Gesù è pura luce di consapevole amore ed obbedienza alla morte in croce....Sguardo intenso profondo lontano....che vede il compimento della volontà divina...che osserva i momenti finali della sua gloria e della risurrezione come dono a tutta l'umanità!La sua mano è forte e regge il legno della croce...un passaggio fatto di atroce dolore,di sangue,di solitudine!!!Sì, di SOLITUDINE! Gesù si è sentito abbandonato ai piedi della croce e da uomo si è sentito solo,con tutto il peso del martirio!Egli parla a te che lo osservi e ti comunica la sua vicinanza e ti chiede di far parte della sua sequela...di camminare al suo fianco..Intorno si respira il colore e l'atmosfera calda dell'amore! La tua opera è convincente e commovente per la ricerca del senso profondo della vita!!!Grazie,Osvaldo.

Aldo Guadagnino
Che dirti Osvaldo? A me vengono in mente le migliaia di vittime per incidenti sul lavoro a causa del cinismo volto al profitto di imprenditori disonesti e senza scrupoli. Forse anche sui loro volti c'era la sofferenza e la rassegnazione, come presagio della loro morte violenta.

Mina Pensi
L'unica certezza sul Cristo è insita nell'intima esperienza di ciascuno di noi,nella lettura che facciamo della narrazione della Sua vita fino alla fine dei giorni....Atei,agnostici,credenti accogliamo in noi stessi la chiave di volta del senso della vita ...!Scaviamo nella profondità dell'animo alla ricerca della scintilla delle ragioni dell'esistenza...E la figura di Gesù offre a chiunque una risposta di amore tout court,di dedizione verso il debole e l'emarginato,di sofferto spirito di sacrificio dell'unica irripetibile esperienza di peregrinaggio che ci è data....E' luce per la mente,fuoco per il cuore,sorgente di acqua pura per il rinnovamento di propositi e valori fondativi,è terra di vita nella matericità e nella fisicità....Il Cristo ingloba la voglia di amare senza alcun limite nè confine....!!!!

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Ancora su Facebook, il poeta Gian Contardo Colombari ha dedicato al disegno di Gesù questa sua straordinaria e vibrante poesia:

"Cosa ne sapete voi,
o uomini stolti e presuntuosi,
della mia vera vita,
delle mie vere emozioni,
dei miei veri ideali?

Cosa ne sapete voi di me,
educati a credere
ad altrui interpretazioni su di me,
a scritti i cui autori
nulla hanno sentito direttamente da me,
a dogmi che io mai ho istituito,
a strutture di potere temporale che mai ho immaginato?

Cosa ne sapete voi di me,
della mia volontà di stare dalla parte degli ultimi
quasi sempre tradita
dalla vostra ipocrisia
e dal vostro cinismo,
dal vostro appropriarsi della mia immagine
per i vostri fini?

Cosa ne sapete voi delle mie ultime ore,
dei miei attimi di debolezza
in cui ho maledetto
la mia decisione di sacrificarmi per voi,
in cui, se avessi potuto,
sarei tornato indietro
per vivere, per poter vivere?

Cosa ne sapete voi di me?
Continuate ad ignorare
la sola, unica verità al mio riguardo:
io sono morto e nessuno,
anche e soprattutto
quelli che credono di sapere,
ha mai saputo"

(Yehoshua ben Yosef).

lunedì 6 giugno 2011

TheCoevas on Events Tour 2011



Martedì 14 Giugno 2011 ore 18:30
Libri e Spritz Leggere Tutti
Area wine bar di Convoglia Viaggio di Sapori
Via Giolitti, 36 Roma

Presentazione del romanzo “COEVA”
di
Maria Pia Carlucci
Fiorella Corbi
Maurizio Verdiani
con la collaborazione di Stefano Capecchi
Bastogi Editrice Italiana

Interverranno: Caterina Rossi Marcelli
Al pianoforte il Maestro Marcello Appignani

In rete

Romanzo Coeva
Fiorella Corbi (Iridediluce)

Il Manifesto del Coevismo

a. Noi vogliamo interpretare l’attrazione per futuri imperscrutabili, il vizio al nuovo e alla comunicazione di una vertiginosa ebbrezza.
b. Nuovi suoni, nuovi scenari, nuove creatività, saranno elementi nodali della nostra arte; per godere dell’indicibile lusso di un’invenzione vantaggiosa.
c. Vogliamo dire basta alla paraletteratura che conduce il gregge al pascolo. Esaltiamo lo scorrere lento, il soffermarsi, la cogitazione per affrontare il salto mortale.
d. Il vero patrimonio sta in ogni neologismo genitore d’infiniti Big Bang.
e. Non c’è nulla di più bello dell’immaginazione soggiogata alla volontà personale. Qualunque idea può divenire un capolavoro.
f. Nell’arte desideriamo introdurre la parola “pretenzioso” dove pretenzioso abbia un significato speciale: il tentativo di fare qualcosa che secondo i critici o il pubblico non avremmo neanche il diritto di provare a realizzare.
g. Vogliamo introdurre la forma d’arte generativa dove l’idea, il concetto, continuino a germogliare in ogni direzione ritornando come i Sussurri Cinesi: irriconoscibili ma intriganti.
h. Accogliamo l’idea che ci sia un artista capace di lavorare su diversi fronti: sull’opera e sulla sua cornice.
i. Concordiamo che le vecchie idee non se ne vanno, le nuove si aggiungono soltanto, per creare un insieme di possibilità in perpetuo accrescimento.

Il calore delle lunghe e produttive relazioni che persistono dietro a tutto questo, sono le basi sulle quali fondiamo oggi il Coevismo.

domenica 5 giugno 2011

“LILITH” di Osvaldo Contenti



Molti anni fa, non appena lessi di Lilith, quel mito attizzò subito la mia fantasia e decisi che un giorno o l’altro l’avrei rappresentato artisticamente. Ma prima di farlo dovevo saperne molto di più su quella misteriosa, prima compagna di Adamo, poi rimpiazzata dalla più remissiva Eva. Dopo la quale, Lilith venne pressoché cancellata da ogni testo sacro/mitologico/alchemico e non. Perché?!! Dovevo assolutamente saperlo. Così, curiosissimo, andai di volata alla Biblioteca Nazionale di Roma e in una settimana di letture mi feci un quadro abbastanza chiaro dei motivi di quella cancellazione. Detto in soldoni, Lilith aveva fatto girare le scatole ad Adamo per almeno due buoni motivi: 1. A Lilith (dopo aver pronunciato il nome da agente segreto di Dio) spuntarono le ali e sapeva volare! Adamo no, e questo scocciava parecchio al nostro primo rappresentante mascolino; 2. Lilith pare non adorasse affatto la posizione del missionario e per il belloccio ma inesperto Adamo era complicato pensare a cose differenti che lo specchiarsi di cotanta beltade in uno degli stagni del Giardino dell’Eden. Ergo, per risolvere la questione, non esistendo il concetto di divorzio, Lilith, da “angelo” quale era, venne declassata a “rompiballe volante” e scacciata in malo modo dalla compagnia di Adamo il vanesio. Da allora, incazzatissima, Lilith vorticò sulla testa di Adamo meditando vendetta. Sino a che, Dio, con uno starnuto, allontanò di qualche milione di anni luce la svolazzante Lilith dalla testa e dai pensieri di Adamo.

Vabbè, ammetto di essermi divertito parecchio a riscrivere il mito di Lilith con un pizzico di ironia, ma siamo sicuri che non sia andata più o meno così?

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La poetessa Valeria Catania ha omaggiato la mia interpretrazione di Lilith con i seguenti, straordinari versi:

Eurido involucro incruento sibila/
Silenzioso respiro antefatto identitario sfrangia caos percorrendo nuovo manifestarsi/
Angelo in caduta commuta purezza monoelaborando inoperose presenze/
Trasparenza attraversa chiusura fetale rigettando anonimo destino/
Magnetismo gravitazionale incide ventre abitacolo di nuovo spirito/
Stordimento/---/


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La Dott.ssa Mina Pensi, su Facebook, ha dedicato questa minuziosa, precisa e appassionante disamina critica alla mia interpretazione di Lilith. Leggetela con attenzione, perché ne vale davvero la pena!

“Lilith è presenza scomoda e nascostamente amata, ammirata dai due emisferi umani....Audace, seduttiva, libera nel pensiero nelle decisioni, sicura della potenza creativa sensuale e primigenia...Fonte del confronto -scontro, amante dal dono selvaggio ed ammaliatore s'insinua nelle vene e nelle membra della preda, inebriando di forza aggressiva ma pur vitalissima.... Schiava della sua libera interpretazione di una vita sapida ma senza controllo alcuno....Questo il limite della sua grandezza e per questo osteggiata e punita....! Tuttavia il suo dominio perdura nel tempo ed è mitizzato nella foga dell'amore passione e nell'energia pura della libertà! Con la bellezza e l'elan vital sprigiona la speranza d'incontenibile passione per la vita, incurante dei dettami e dei dogmi restrittivi!! Tutto è intriso del colore intenso del fuoco e della tempesta emozionale! La sua figura netta, turgida emerge integra, dominante e cosparsa di segni sulla pelle, come marchi che riverberano la natura ed il mondo circostante... Lilith porta su di sè il marchio indelebile delle radici intrecciate nel profondo e misterioso archivio dell'animo umano! Il dipinto, altamente coinvolgente, è la narrazione dell'energia primordiale che si eleva sul caos. Complimentissimi, caro Osvaldo”. Mina Pensi

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E poi la poetessa Anna Maria Ciaurro ha omaggiato "Lilith" con questo gioiellino critico:

"Qui ci troviamo a tradurre l'arte di Osvaldo Contenti e a raccontare quello che ha rappresentato alla grande:
- Vediamo un magnifico corpo di donna sospeso ad osservare il magma dell' Esistenza, rappresentato da Osvaldo nei colori della quale essa è parte integrante...( Nella Mitologia viene descritta anche come La Madre). Osserviamo questi colori che vanno a raccogliere tutte le sfumature dell'oro fuso e del fuoco vivo che la circondano e la comprendono nell'essere... anche la testa rende l'idea di quanto Lilith sia stata incondizionabile " sembra di marmo " questo corpo che volutamente Osvaldo ha rappresentato privo delle estremità inferiori; perchè mai Lilith potrà tornare sulla terra! Il bagliore di luce simile ad un lampo che osserviamo in alto a destra, rappresenta la spaccatura fra Adamo e la sua Lilith causata dalla disobbedienza di quest'ultima, infatti Lilith verrà scacciata dal mondo perchè inadatta, ribelle, indomabile; come quei chiaro scuri che ingoiano le sue Ali spezzate per non farla più tornare) essa rappresenta la prima donna della creazione, "sostituita poi da Eva" della quale l'uomo "Adamo" si è liberato al primo cenno di "paura di non contare". Dicono che Lilith sia la donna della notte, delle malattie, della paura degli uomini " la chiamano anche strega... capace di maledizioni inenarrabili; conseguenze del rifiuto all'esilio forzato...rappresentate dal senso di vuoto che vediamo nel quadro di Osvaldo sottoforma di trasparenze cupe !!! Come sempre una rappresentazione perfetta caro Osvaldo maestro indiscusso i miei Complimenti!" Anna Maria.

sabato 4 giugno 2011

In libreria: “GIORNI MANOMESSI” di Roberto Ceccarini


Quando la poesia sposa la metafisica
Recensione di Osvaldo Contenti

Credo che Giorgio De Chirico avrebbe apprezzato molto le poesie di Roberto Ceccarini. Dico questo perché le liriche raccolte nel volume intitolato “GIORNI MANOMESSI”, pubblicato dalla casa editrice L’Arcolaio di Gian Franco Fabbri, secondo me hanno delle fortissime attinenze con l’impianto metafisico dell’artista di Volos.

Infatti, tanto per cominciare, inizialmente entrambi gli autori rivolgono il loro sguardo verso il passato per confrontarsi col presente: De Chirico lo fece indirizzandosi verso i ruderi della classicità greca e romana, mentre Ceccarini, nel primo capitolo del libro, intitolato La guerra sparita, lo fa esaminando le macerie del secondo conflitto mondiale, i Giorni manomessi, quelli del titolo del libro, dove “i vivi cercano i morti”.

Un impressionante abbrivio comune che poi si concretizza in analogie ancora più stringenti, in quanto il poeta di Latina sembra aderire perfettamente a certe raffigurazioni di Piazze e Torri rappresentate a suo tempo dal Maestro della metafisica.

Vi sembra assurdo? Ne volete un esempio? Allora, eccovene addirittura due, tratti da una stessa poesia del Nostro:

“presto cercammo un via di fuga / e ci ritrovammo proiettati / all’interno di una città / che non sembrava più la nostra”, (…), “colle torce illuminammo / una torre che sembrava respirare”.

Due brani estremamente emblematici, mi pare, che anche un profano non farebbe fatica ad associare a due notissime opere dechirichiane come “Nostalgia dell’infinito” o “La torre rossa”.

Ergo, dal mio punto di vista, Ceccarini va letto e tradotto come fosse un dipinto di De Chirico. Perché in entrambi i casi il significato originario di luoghi e persone va valutato solo come “apparenza realistica”, dato che dopo attento esame una torre o un tal personaggio può non essere più tale. Come in un sogno, che dietro alle sembianze del “vero” può celare innumerevoli interpretazioni simboliche.

Un articolato e complesso scandaglio che certo può comportare qualche iniziale difficoltà da parte dei lettori meno avvezzi alla metafisica. Per cui, il metodo che mi sento di suggerire è quello di leggere le poesie di Ceccarini almeno due volte di seguito. Una prima volta esaminando solo l’aspetto realistico e successivamente decriptandone l’eventuale significato nascosto. Il mix delle due letture unirà le diverse ottiche in una sola oggettivazione, proprio come succede osservando e interpretando un’opera di De Chirico.

L’importante, comunque, è che il lettore si disponga a recepire l’input poetico di Ceccarini con piacevole arrendevolezza, con duttilità di pensiero, evitando di omologarlo alla poesia convenzionale. Se questo avverrà, l’autore ripagherà questa attenzione con dei versi di illuminata vena stilistica, accompagnata da una serie di immagini-mondo, a volte crudeli e a volte soavi, in cui ogni lettore non faticherà a riconoscersi e a collocarsi, provando su di sé, sulla propria pelle, il senso di una commovente fanciullezza di fondo che il poeta permea su se stesso e tutti noi, eterni bambini dall’incerto futuro, costretti a voltarci indietro per ricordarci ogni volta la strada degli argomenti perduti e dei pensieri ritrovati.

In Libreria e on line

Il volume di poesie “GIORNI MANOMESSI” di Roberto Ceccarini, con la prefazione di Giacomo Cerrai e le fotografie di Anna Di Prospero, pubblicato dalla casa editrice L’Arcolaio di Gian Franco Fabbri, è acquistabile nelle librerie e on line all’indirizzo web:

www.editricelarcolaio.it

venerdì 3 giugno 2011

ANITA CAPRIOLI – Photo: Osvaldo Contenti


L’attrice Anita Caprioli in una mia foto del 2011. / The actress Anita Caprioli in a 2011 picture.

giovedì 2 giugno 2011

Film in DVD: “Piet Mondrian. La realtà dell’astrazione” di Fabiola Giancotti


Recensione di Osvaldo Contenti

Un esempio non documentaristico di un audiovisivo al servizio della comprensione dell’arte astratta, e di un artista in particolare: Piet Mondrian (Amersfoort, Olanda 1872 – New York, Usa 1944). Non documentaristico, dicevo, perché l’autrice di questo film, Fabiola Giancotti, non indugia mai nella pletora usuale di descrizioni affannose di una tale opera o soffermandosi alla rinfusa sulla vita dell’artista. Piuttosto, l’intento è quello di condurre subliminalmente, sottilmente a percepire il significato di un quadro mettendolo sempre in relazione a un impianto generale, a un’idea di base che l’artista muove e concretizza ben prima di ogni pennellata. Ovvia caratteristica di ogni artista non all’impronta, ma non sempre evidenziata in altri video riguardanti l’arte e i suoi vari esponenti.

Il “metodo Giancotti”, dunque, in questo dvd intitolato “Piet Mondrian. La realtà dell’astrazione”, opera sempre una disanima a monte dell’opera del Nostro. E, con un’attenzione tutta femminile, pesa una a una le parole dell’artista, proponendole in abbinamento sonoro a riflessioni di altri o proprie, con una passione per la “novella d’arte” che ci riporta a un gusto prezioso che potremmo dire d’altri tempi, se non fosse per lo strumento multimediale posto in essere per raccogliere l’humus del maggior esponente del neoplasticismo, figura-cardine del razionalismo astratto di tutto il '900.

Ma non è tutto. In quanto l’autrice di questo film d’arte, come nel precedente dvd “La rivoluzione di Malevic”, non si accontenta affatto di favorirci solo una summa ragionata dell’artista in questione. Questo perché la Giancotti è una sperimentatrice. Che quindi adora aprire il “giocattolo” delle proprie ricerche come fosse una sorta di cubo di Rubik: movimentando, smontando e riassemblando, in questo caso, le opere dell’artista olandese che ben si adattano a una reinterpretazione e dunque a un’ulteriore manifestazione d’arte.
Il tutto, nell’intenzione dell’autrice, certamente seguendo i ritmi della propria creatività, ma in stretta assonanza col pensiero dell’artista trattato. Operazione tutt’altro che semplice. Ma che possiamo dire riuscita, in quanto il surplus creativo non si sovrappone mai con accenti troppo gravi a danno dell’opera originaria.

Merito di una sintesi di linguaggio mai al di sopra delle righe. E, dal punto di vista tecnico, anche di un montaggio articolato, ma sempre in sintonia col ritmo delle opere.
Opere accompagnate da brani musicali ad hoc, da commenti sonori e da una “scrittura aerea”, asciutta e filologicamente corretta, assolutamente in linea, ancora una volta, con il processo di semplificazione adottato da Mondrian. Per il quale, come si evince puntualmente visionando il dvd, la “realtà pura” non è altro che la sublimazione del concetto di immutabilità, di universalità, che depurato dalla soggettività e dai dettagli non può che portare a un’esigenza d’astrazione. La realtà dell’astrazione, dunque, proprio come recita in ottima sintesi il sottotitolo dello splendido dvd che vi abbiamo presentato.

Conosciamo l’autrice
FABIOLA GIANCOTTI è ricercatrice dell’Università del Secondo Rinascimento di Milano. È redattrice e curatrice di libri e cataloghi d’arte. Ha pubblicato libri e collabora con quotidiani e riviste. Come regista ha firmato La rivoluzione di Malevic (2004).

Scheda del DVD
Piet Mondrian. La realtà dell’astrazione
DVD video 16:20 – Fg.Art Milano 2006

In rete
Dizionario di cifrematica – Fabiola Giancotti homepage


N.B. Articolo pubblicato sul Portale d’arte Pittura & dintorni alla pagina:
pitturaedintorni.it

mercoledì 1 giugno 2011

“DONNA AFRICANA” di Osvaldo Contenti



Questa è l’opera che è stata esposta dal 25 al 29 Maggio nella collettiva denominata “EuropAfrica”, molto ben allestita nella Galleria d’arte SPAZIO OTTAGONI di Via Goffredo Mameli 9, in Roma. E su “DONNA AFRICANA” non c’è molto da spiegare, in quanto credo che il dipinto parli da sé, tranne per come ho trattato lo sfondo: una sorta di “fiammate lignee” che evocano le lingue dei primi fuochi accesi dai nostri antichissimi progenitori africani. La tematica del legno, poi, si ritrova anche sulle fattezze del viso della donna, per sottolineare la forte influenza artistica che l’arte africana suscitò sui movimenti artistici europei dello scorso ‘900, sul piano dell’astrattismo e del cubismo.

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Due grandi poetesse hanno commentato “DONNA AFRICANA” con degli splendidi omaggi.
Valeria Catania con questa sua eccezionale poesia:

Abitacoli ampliano fluire/
Beltà ricama trasparenze d'Argani/
disvela clessida tratteggiando battigia/
Insaziabile rifrazione spezza temporalità proiettando/sinuoso/ bianco seno/
Profumi--------/---/


e Anna Maria Ciaurro con la seguente, perfetta disamina:

“…interpretare questo dipinto mi costa fatica... per accedere alla profondità di esso ho dovuto guardarlo per un po di tempo ed in un silenzio assoluto; neppure il rumore del mio pc tolleravo, dovevo concentrarmi perchè in questo tuo lavoro sapevo ci fosse tutta l'intensità del tuo amore per l'arte, e sono certa che per te è stato faticoso arrivare a dare questa espressione, questo senso di vivo ad un volto che appare in un primo momento vitreo ( legnoso ) come tu stesso hai affermato... ma ovviamente non perchè non ti veniva, anzi; credo che i capolavori diventino tali solo quando si cercano scavando nel profondo dove sono già pronti, la fatica è immensa perchè più sono puri e più è difficile arrivare a sottrarli alle "Grinfie dell' Anima"! Detto questo mi accingo con molta umiltà a decifrare questo volto a dir poco magnifico! Tenendo conto di quanto hai scritto e nel rispetto di esso che è la tua assoluta ed insindacabile descrizione. "Mentre scrivevo sentivo di aver incontrato anche un altra dimensione". Partiamo da questo retroscena ombroso; dove si vedono le fiamme della vita; esse rappresentano le fiamme della grande forza della Donna Africana, in quanto si deve essere armata di tutte le forze della passione, anche di quella più piccola per poter affontare una vita dura "rappresentata dalle ombre che la circondano" e che l'hanno accompagnata per lunghissimo tempo! Vediamo il busto di una giovane e bellissima donna, con queste spalle che non sono tutte in vista ma che danno il senso della bellezza di questa pelle levigata e sembra quasi toccarla e sentirne la seta che scivola al tatto. Il volto di una straordinaria espressività comunica pensieri che arrivano lontano come se quegli occhi fossero di una veggente alla quale appare tutto il vissuto e quello ancora da vivere; dolce e delicato da un lato... austero e riservato dall'altro. Tutto l'insieme ci dona un interpretazione profonda e dettagliata di quanto tu Osvaldo hai scritto! Grazie per avermi permesso di godere di una tale bellezza artistica! Con Stima...” Anna Maria Ciaurro

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Anche il poeta Gian Contardo Colombari, su Facebook, ha omaggiato quest'opera con la bellissima poesia che segue:

Origine del genere umano,
culla della specie,
ventre di una Civiltà
non ancora scissasi
in tante piccole,
parziali civiltà.

Figlia di vita dura,
d’oppressione e fame,
madre di una cultura
che non conobbe
calami e stili
ma che proprio per questo,
priva di superbia intellettuale,
affonda più di altre le radici
nel profondo, ancestrale archetipo.

Sensualità che sfida e batte il pregiudizio,
fatta di ombre che a buio non conducono
ma ad abissi di spirituale piacere
in cui solo il saggio rispettoso
può immergersi.

Sguardo volitivo, deciso,
di chi da secoli sa fondere
dolore e amore, vita e morte,
di chi contiene in sé
e trasmette agli altri
l’imperativo categorico
di sperare e di lottare
per un mondo migliore,
per un mondo più giusto.

Gian Contardo Colombari.

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E non è tutto, perché anche la poetessa Angela Ragusa, su Facebook, ha dedicato questa sua bellissima poesia a "DONNA AFRICANA":


Spinge il fuoco lo sguardo severo
donna africana fra tutte le donne
madre antica, conserva le tracce
di ciò che furono gli esseri umani.

Su lei mille soprusi,atavici tabù,
schiava nel corpo soggiace
al maschio che nascosta la vuole
dietro a quel velo prigione

o evirata del suo naturale piacere.
D'ebano la pelle come legno di fuoco,
statuaria immagine si impone
a quel mondo,che distratto e confuso,

dimentica quanto nel suo seno
è incarnato il seme-germoglio
di ogni figlio diletto,frutto
d’amore, a perpetuare la specie.

martedì 31 maggio 2011

Taglia e ritaglia, la scuola raglia



ROMA – Sono appena passate le 10 di mattina, ma la scalinata antistante al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca è già gremita da un foltissimo gruppo di insegnanti, che ieri hanno protestato contro i tagli alla scuola decretati dalla ministra Gelmini. Tagli che mettono a serio rischio non solo molti posti di lavoro assegnati ai cosiddetti precari, ma anche i piani di studio, che a causa del ridotto finanziamento vedrebbero svilita l’offerta formativa. Difatti, dinanzi al ministero, l’ironico slogan che risuonava più spesso era: “Taglia e ritaglia, la scuola raglia”, con tanto di somarello sistemato a mo’ di simbolo dinanzi al dicastero che dovrebbe promuovere l’istruzione pubblica e che invece sembra preoccuparsi soltanto di rimpinguare le casse degli istituti privati e delle scuole paritarie.

(Foto e notizia di Osvaldo Contenti)

Film in DVD: "La rivoluzione di Malevic" di Fabiola Giancotti


Recensione di Osvaldo Contenti

La singolarità del film di Fabiola Giancotti, è che da strumento divulgativo sull'attività del maestro russo Kazimir Malevic (Kiev 1878 - Leningrado 1935), mano a mano che le immagini acquistano sostanza, il video prende vita autonoma come oggetto d'arte in sé. Grazie a un montaggio molto accurato, all'attenta soluzione ritmica delle dissolvenze, all'utilizzo di immagini-simbolo contestualizzanti un'epoca e alla precisa scelta di riportare, in fase di commento, gli scritti del Nostro, mediante un supporto vocale interpretativo del sentimento dell'artista, oltre che delle sue intuizioni e intenzioni. Il tutto, accompagnato da un'ottima sequenza di brani musicali, tra i quali quelli di Bartok e Rachmaninov, che chiudono il cerchio di una composizione talmente complessa che, cambiando prospettiva, può benissimo prendere il posto di un'opera visuale che argomenta altre opere. Non è poi così strano.
Ricordate il paradosso dell'artista che dipinge se stesso mentre dipinge se stesso, e così via all'infinito? Il principio è il medesimo, soltanto che stavolta l'autrice riprende una se stessa invisibile che compone un video su Malevic. Per rimanere in questa logica di prospettive multiple, io stesso, nel redigere questa recensione, osserverò l'autrice che a sua volta osserva il maestro russo. Se siete interessati a questo "gioco d'arte" continuate nella lettura.
In posizione terza, dunque, ho notato che ne "La rivoluzione di Malevic" vi è un anelito non solo a testimoniare ma anche a sublimare l'attività dell'artista russo. Difatti, chiedendo a Fabiola Giancotti di chiarire le motivazioni legate al suo film, la risposta è stata inequivocabile: "Questo film" - ha risposto l'autrice - "è il mio omaggio all'artista, allo scrittore, all'intellettuale Malevic. Al fondatore, al rivoluzionario, al maestro Malevic. Per troppi anni i suoi scritti non sono stati letti, le sue battaglie sono state ignorate, le sue novità e le sue acquisizioni cancellate.
Le opere, la vita, gli scritti di Malevic sono straordinari. Lo spessore culturale è straordinario. La lingua è straordinaria". Una presa di posizione, quella della regista, giustificata dall'odioso oblio che l'iniziatore del Suprematismo subì già a partire dall'ottusa repressione staliniana, che nel '30 prima lo fece arrestare (per una ridicola condanna tout court dell'arte astratta), e poi lo costrinse a rientrare nei ranghi del realismo socialista.
Ad ogni modo, nel film le motivazioni dell'autrice sono tradotte sempre con spirito costruttivo, senza dietrologie di sorta, ma guardando in prospettiva alla grandissima influenza di Kazimir Malevic sul variegato movimento astrattista. O sul modello Bauhaus, la scuola-movimento fondata in Germania da Walter Gropius che per prima si incaricò di dettare le possibili connessioni tra arte, artigianato e produzione industriale. Una fusione dalla quale scaturì l'odierno concetto di design per i prodotti di largo consumo, senza il quale non esisterebbero quei mobili o quell'oggettistica, dall'arredamento componibile alla semplice tazzina per il caffè, che oggi trovano posto in ogni angolo delle nostre abitazioni.
Come dire che Malevic continua a vivere negli ambienti che abitiamo, anche se non ce ne rendiamo conto.
Malevic, però, come viene evidenziato anche nel film, verrà soprattutto ricordato per lo sganciamento rivoluzionario da un mondo non-oggettivo per lui irrapresentabile. Di conseguenza, l'artista di Kiev, come Kandinskij, con l'intuizione filosofica che chiamerà Suprematismo (la cui opera-simbolo è il "Quadrato nero su sfondo bianco" del 1915), cercherà di guidare gli artisti verso una concezione pura dell'arte, dove la spiritualità, unita all'assoluta stilizzazione delle forme, è l'unico tramite significante tra tela e colore.
L'immaginazione dell'artista sopra ogni cosa, insomma. Con un linguaggio che deve de-strutturarsi sino all'essenziale, per raggiungere una fusione con lo spirito ideale di una forma svincolata dalla gabbia della presunta oggettività. In altre parole, per Malevic l'imitazione di una realtà che si appalesa come non-oggettiva non è più il fine ultimo dell'artista.
L'occhio dell'autrice, allora, per indicarci questa nuova strada non solo ci mostra il percorso dell'artista, ma arrivata alle soglie del Suprematismo cambia a sua volta le modalità di linguaggio degli speaker (i bravissimi Pierre Bresolin e Chiara Pavoni), convertendo le sonorità vocali in un riverbero, in un'"orchestra di voci" che traduce quel momento rivoluzionario in una polifonia di suoni puri come il pensiero, affinché: "Malevic riprenda il suo posto su questo pianeta. Per ristabilire il sacro, l'intoccabile e l'invisibile della sua arte", come sottolinea la regista.
Fabiola Giancotti, ricercatrice, lungi dall'aver smarrito "la curiosità sul termine 'astrazione'", come lei dice, in un prossimo futuro auspica di poter completare la trilogia iniziata con Malevic lavorando anche su Kandinskij e Mondrian, altri due grandissimi pionieri dell'astrattismo. Cosa che ci auguriamo anche noi di Pittura&dintorni, visti gli ottimi esiti attuali.

DOVE ACQUISTARE IL DVD

"La rivoluzione di Malevic" di Fabiola Giancotti, DVD durata 16:02, è in vendita on line alla pagina internet: http://www.dizionariodicifrematica.it/paginetesti/malevic.html

N.B. Articolo pubblicato sul Portale d’arte Pittura & dintorni all’indirizzo:
pitturaedintorni.it

domenica 29 maggio 2011

CARLO LIZZANI – Photo: Osvaldo Contenti



Il grande regista Carlo Lizzani in un mio fotoritratto del 2006. / The great director Carlo Lizzani in a 2006 picture of mine.

venerdì 27 maggio 2011

“COMPOSIZIONE FLOREALE” degli allievi del corso “Forma e Colore” - Roma, Scuola secondaria di I grado "Sestio Menas"



Il corso d’arte “Forma e Colore” volge quasi al suo termine e i miei allievi hanno fatto grandi progressi, sia per quanto riguarda la modellazione della creta che per quanto concerne la decorazione delle sculture e dei bassorilievi eseguiti. La “Composizione floreale” qui riprodotta ne è un valido esempio, perché presentava notevoli difficoltà di esecuzione, tra cui l’esatta riproduzione del modello grafico da trasferire incidendo la creta e l’idea pittorico-decorativa, che invece doveva essere espressa con assoluta libertà creativa, senza modelli precostituiti, quindi sfruttando a pieno la fantasia coloristica immaginata da ogni singolo allievo.

Partendo dalla prima fila di piastrelle, in alto a sinistra, ognuna di esse è stata modellata e decorata dagli allievi: 1. Ilaria De Pamphilis, 2. Jasmin Di Giovanni, 3. Michela Giampaolo, 4. Valentina Sorce, 5. Giulia Ciccalotti e, nella fila sottostante, da: 6. Giulia Guerrieri, 7. Carlotta Morano, 8. Flavia Iavarone, 9. Linda Attanasio e 10. Filippo Cirilli, a cui rivolgo i miei sentiti complimenti per l’ottimo lavoro svolto.

Un lavoro che, assieme a decine di altri, verrà esposto a Roma, il prossimo 10 di Giugno, nei locali della Scuola secondaria di I grado “Sestio Menas”, plesso dell’Istituto Comprensivo Viale dei Consoli, 16, diretto dal Dirigente Scolastico Dott.ssa Marilena Pera, a cui andrà in dono, da parte degli allievi, proprio la composizione floreale di cui vi ho appena parlato. Poi, la Dirigente consegnerà ad ogni allievo il proprio attestato di merito. Infine, anche assieme ai genitori dei bambini, si farà un po’ di festa con le foto-ricordo di rito. Proprio un bel programma, vero?

N.B. Il pannello "Composizione floreale" in misure reali è di cm 50x20, in quanto ogni piastrella misura cm 10x10.

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Di seguito riporto alcuni commenti che testimoniano degli ottimi risultati conseguiti dagli allievi del corso “Forma e Colore” (e… occhio all’analisi, piastrella per piastrella, di Anna Maria Ciaurro!):

Girasole
Ma che meraviglia! Peccato tu non sia dalle mie parti, non scapperesti da un bel corso ai miei bimbi! Io non posso dargli tanto data la mia inettidudine alla pittura... :-(
Ciao e complimenti a te e a tuoi ragazzi.
Ciao

Valeria Catania
Solo Odorosa Autenticità------------/---/
p.s. Picasso sorriderebbe =alleggerito= nel vederli----------/---/

Anna Maria Ciaurro
Che dire se si pensa a chi e con che metodo... semplicemente meravigliose queste piastrelle... ma vorrei soffermarmi su oguna di esse perchè meritano uno sguardo che ne colga tutta la dedizione e la fatica di chi le ha realizzate... così da... comprendere tutta la soddisfazione del Maestro Osvaldo Contenti! La prima a partire da sinistra; questa rosa piena di vita con quel rosso sgargiante ,sembra quasi si possa sentirne la sua turgidità con quei petali e foglie carnose su uno sfondo che ne esalta la bellezza oltre che ad una forma perfetta!!! La seconda; su uno sfondo dal colore della sera d'estate si appoggia una corolla di foglie verdi con al centro un fiore dalle sembianze delicate e sembra come se si faccia coccolare in qualche modo da quest'intorno che un venticello smuove appena!!! La terza; di una bellezza assoluta, con questo sfondo solare che avvolge una forma perfetta di un fiore che si tien ben dritto su uno stelo forte a due colori il rosso della passione e l'azzurro del cielo quasi a voler dire annusami!!! La quarta; questo fiore che nel blu della notte si presenta col suoi frastagliati petali rosso fuoco ereggendosi su di un gambo verde smagliante quasi a dire che della notte è il padrone!! la quinta; fiore altrettanto bello ma con una caratteristica diversa " la malinconia" il rosso opaco dei petali con quel accenno di giallo speranza al centro avvolto da un azzurro ach'esso pieno di calma!!! La seconda fila, sempre da sinistra... la prima; piccolo fiore dai colori freschi con questa fogliolina che il venticello ha staccato e questi due pistilli che cercano quasi un appiglio per non volar via, meraviglioso!!! La seconda; di bellezza rara, colori che si susseguono in un verde dalle sfumature magiche mentre avvolgono un fiore dal rosa delicato appena sbocciato!!! La terza evidenzia questa farfalla che tenta invano di conquistare un fiore in balia di un vento dispettoso... Bella davvero!!! La quarta ci porge un fiore delicatissimo pronto a donare il suo nettare con quei petali rosa come braccia aperte al mondo...stupenda!!! La quinta ci obbliga alla riflessione, un senso di tristezza avvolto da colori ombrosi ma con una piccola parentesi di consolazione che ci dona speranza; i fiori sono nell'ombra ma perfetti nella forma e quindi vivi e in compagia perchè l'artista ha pensato bene di plasmarne due iinsieme!!! Grazie Osvaldo di avermi dato la gioia di cimentarmi a commentare questi capolavori... complimenti ai tuoi alunni che sono straordinari e a te che sei Maestro. Ti abbraccio, con stima... Anna Maria Ciaurro

mercoledì 25 maggio 2011

“SUFFRAGETTA (bozzetto per vetrata)” di Osvaldo Contenti



Sono passati la bellezza di 33 anni dalla realizzazione del bozzetto per vetrata che vedete allegato a questo post. Ma non mi è affatto difficile ricordare le circostanze, molto particolari, che mi portarono a realizzarlo. Da una parte perché si trattò dei prodromi del mio primo lavoro da dedicare a una vetrata di grandi dimensioni. E poi perché la committente che mi incaricò dell’opera, una signora inglese, mi chiese esplicitamente di studiare un certo movimento storico prima di affrontare l’impegno artistico. Una richiesta davvero insolita, ma mossa da un motivo più che valido. Perché, Lady X, chiamiamola così per discrezione, desiderava che sulla vetrata venisse ritratta una sua antica parente, appartenente al nucleo delle prime suffragette britanniche. Le femministe ante litteram, insomma. Movimento del quale, nel 1978, avevo sentito parlare solo confusamente e per sommi capi. Per cui, accettato l’incarico, su invito della signora, passai diversi pomeriggi nel suo appartamento, leggendo ad alta voce, di fronte alla mia ospite, dichiarazioni e libri di Mary Wollstonecraft, Sibilla Aleramo, Anna Kuliscioff e di altre autrici. Scoprendo un mondo a me sconosciuto, fatto non di eroine di carta alla supergirl, ma di donne vere, sofferenti quanto battagliere. Poi, conclusi gli incontri di lettura, un dato pomeriggio la signora mi accolse nel salotto di casa con un sorriso emozionato che non le avevo mai visto. Perché tra le mani aveva un album di originali foto d’epoca, che ritraevano proprio quella lontana parente suffragetta di cui mi aveva parlato. Le foto erano bellissime e piene di vita. In quanto non si trattava solo di ritratti, ma soprattutto di donne in corteo tra l’allegro e il determinato. Fotografie che mi emozionarono non poco, perché mi rendevo conto di visionare una sorta di preziosissimo libro di Storia per immagini. Poi, gustando il solito, delizioso tè, attorniato da finissimi pasticcini, preparato dalla signora, assieme a lei scelsi la foto più appropriata da cui ricavare il ritratto di quella tale parente. A scelta fatta, però, arrivò un’altra richiesta della signora, cioè che lo stile della vetrata doveva caratterizzare una sintesi tra il Liberty e l’Art Déco. Con buona maniera le spiegai che la fusione risultava impossibile, dato che la fluidità del Liberty mal si accorda al geometrismo a zig zag del Déco. Per cui le proposi una versione moderna dell’Art Nouveau, temperando le sinuosità proprie di quello stile a una moderna stilizzazione di contorni e figure. In un successivo incontro le mostrai proprio il bozzetto che vedete. La signora ne rimase più che soddisfatta e quel disegno, assieme ad altri, fu la base del lavoro per la vetrata. Ma perché vi racconto tutto questo? Semplice. Perché giorni fa quella cara signora mi ha scritto una lettera. Una lettera profumata! Su carta lavorata a mano! E chi le riceve più meraviglie di quel genere!!! Ma a parte la forma (che comunque, per me, ha il suo peso), nella missiva la signora mi rivolge la preghiera di restaurare alcuni centimetri di quella famosa vetrata, a cui è andata via una parte del colore. Naturalmente le ho risposto di sì, a patto che possa risfogliare, assieme a lei, quel suo antico e “rivoluzionario” album di famiglia. “Rivoluzionario, dice…”, mi ha replicato per telefono. E con un umorismo tutto inglese ha aggiunto: “Sì, ma più che altro lo considero ottuagenario, data l’età della proprietaria. Non trova?”. Le nostre risate e un suo invito a un tè delle cinque hanno concluso la telefonata.
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Chapeau alla poetessa Anna Maria Ciaurro, che su Facebook ha commentato così questa mia opera:

“Il racconto letto attentamente mi ha preparato alla visione di questa tua Opera a dir poco sorprendente... Caro Osvaldo. Questo bozzetto, mi riporta ad antichi ma sempre attuali momenti di grande dolore. La donna che è raffigurata in questo tuo capolavoro, ha i colori dell'anima scelti accuratamente per rappresentare una esistenza all'insegna della lotta. Determinata rigida e combattiva ma, che non dimentica i suoi geni dolci e delicati, le ombre che avvolgono e i minuscoli spazi frammentati da un nero che determina il vissuto, apre al mondo la sua voce il suo dolore il suo lamento, l'abito a ruota ne comprende tutto il suo mondo sofferto e pieno di quella speranza che ancora oggi ha gli stessi colori: il rosa dell'amore puro, spirituale, l'arancio della speranza, del desiderio di nuova vita, l'azzurro dell'inquietudine scaturita dai problemi da affrontare, il marrone della terra e quindi della genitrice...dell'amore materno, il viola che rappresenta lo spirito e la consapevolezza e infine il nero che annulla... la negazione per antonomasia! Grazie Osvaldo adoro commentare le tue opere che mi consentono di spaziare in un nuovo mondo "per me...Affascinante"!!! Ti abbraccio”. Anna Maria Ciaurro

martedì 24 maggio 2011

Film in Blu-Ray: “Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo” di Chris Columbus


L’inferno è a Hollywood!
Recensione di Osvaldo Contenti


Con un cast di eccellenti interpreti, che tra gli altri annovera Uma Thurman, Pierce Brosnan, Rosario Dawson e Sean Bean, “Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo - Il ladro di fulmini” è un fantasy mitologico che in modo piuttosto originale e divertente trasferisce la sede dell’Olimpo seicento piani al di sopra del celeberrimo Empire State Building di New York.

Un Monte Olimpo made in Usa dal quale scaturiscono déi e semidei pronti a darsi battaglia per recuperare nientemeno che il fulmine di Zeus.

Un’impresa titanica che Percy Jackson, il giovane e bravo Logan Lerman, cercherà di portare a termine scoprendo, in corso d’opera e suo malgrado, di essere il figlio di Poseidone e di possedere una serie di poteri soprannaturali che, dopo un opportuno addestramento, gli torneranno utili anche per liberare la madre dalle grinfie del dio Ade, l’ottimo Steve Coogan.

Tutto questo, in un dantesco e terrificante oltretomba, che racchiude sicuramente le scene migliori del film, ironicamente situato al di sotto dell’arcinota insegna di Hollywood. Un luogo simbolo del movie business statunitense che per il regista Chris Columbus (Mamma, ho perso l’aereo, Mrs. Doubtfire, Harry Potter e la pietra filosofale, Harry Potter e la camera dei segreti), presente alla conferenza stampa romana del film, è: “di sicuro un posto infernale se il tuo film non ha successo, perciò la scelta di collocare l’inferno a Hollywood non è stata affatto casuale”.

Per cui, appreso da Columbus che l’inferno è sicuramente situato a Los Angeles (cosa di cui cercheremo conferma nella Divina Commedia), segnaliamo questo film che risulterà appetibile soprattutto da parte di ragazzi che vogliano sottrarsi per un po’ dal mondo virtuale dei videogames, godendo quantomeno di ottime interpretazioni da parte di attori in carne e ossa.

Giudizio: 3/5

Scheda del film in Blu-Ray

Distribuzione: 20th Fox – Anno: 2010 - Genere: Fantascienza, Fantasy - Regia: Chris Columbus - Attori principali: Logan Lerman, Rosario Dawson, Pierce Brosnan, Uma Thurman, Sean Bean, Catherine Keener, Kevin McKidd, Steve Coogan, Erica Cerra - Audio: Italiano 5.1 DTS, Inglese 5.1 DTS HD Master Audio, Francese 5.1 DTS, Tedesco 5.1 DTS, Spagnolo Castigliano 5.1 DTS, Ceco 5.1 Dolby Digital, Polacco 5.1 Dolby Digital. Video: 16:9. Extra: Scene tagliate.

In libreria

“Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo - Il ladro di fulmini”, tratto dall’originaria saga letteraria “Percy Jackson & The Olympians”, scritta dallo statunitense Rick Riordan, è anche un romanzo di 368 pagine, edito da Mondadori, acquistabile in tutte le librerie italiane.

N.B. Articolo pubblicato su PALCOWEB.NET all’indirizzo:
Palcoscenico

lunedì 23 maggio 2011

ALBA CUOMO – Photo: Osvaldo Contenti


L’attrice Alba Cuomo in un mio fotoritratto del 2005. / The actress Alba Cuomo in a 2005 picture of mine.

domenica 22 maggio 2011

Quella volta che incontrai Gianni Agnelli


Era il 1978 e sulla facciata del Palazzo delle Esposizioni di Roma, in Via Nazionale, un enorme pannello posto sopra l’atrio del palazzo invitava ad accedere alla mostra interdisciplinare sul “Teatro della Repubblica di Weimar”, una Repubblica che diede vita alla cosiddetta ”età di Pericle” della Germania prenazista. Un breve periodo di tempo, tra il 1919 e il 1933, ma in cui gli artisti e gli intellettuali tedeschi produssero un’ingente massa di ricerche, di opere e di innovazioni culturali in tutti i settori delle arti visive, compreso il cinema, che si espandevano anche nei campi della musica, della drammaturgia e della filosofia. Al Liceo Artistico, grazie a degli straordinari professori, avevo amato e studiato benissimo quel periodo, ma era la prima volta che avevo l’opportunità di vedere dal vivo i prodotti di quella luminosa stagione di avanguardie artistico-culturali.

Deciso a visitare l’esposizione, controllai nel portafoglio se avevo abbastanza lire per pagare il biglietto d’ingresso. E nel farlo, sulla mia sinistra scorsi un tale piuttosto alto, vestito con un eskimo, dei jeans e delle Clarks ai piedi, che saliva la scalinata del Palazzo delle Esposizioni col mio stesso passo. Un attimo dopo lo riconobbi: era Gianni Agnelli e la cosa buffa era che quel giorno anch’io indossavo un eskimo, dei jeans e calzavo delle Clarks! Per qualche secondo ci incrociammo gli sguardi e ad entrambi scappò un risolino nel constatare che vestivamo allo stesso modo, ed io pensai: “Quest’uomo è un genio!”, perché il suo abbigliamento era davvero ben studiato per cercare di passare inosservato a chi non gli avesse scrutato il viso.

Alle spalle di Agnelli, a pochi passi da lui, una guardia del corpo piuttosto spaesata si guardava attorno con l’aria di chi sta facendo una gita turistica. Il che, rivisto con gli occhi di oggi, fa molta tenerezza e la dice lunga sullo stile disinvolto di Agnelli, lontano anni luce dalla spocchia cialtronesca di un altro imprenditore dei nostri tempi. Ma non è tutto, perché durante il lungo percorso dell’esposizione, per circa mezz’ora, inanellai con l’allora più importante industriale italiano una fitta conversazione sui temi delle opere esposte nella mostra in questione, constatando che il capo della Fiat aveva un’assoluta padronanza dei temi affrontati nel percorso espositivo e nessuna remora nel disquisirne con un giovane come me.

Così, quel casuale incontro con Gianni Agnelli diventò determinante per la mia futura formazione culturale. Perché da allora mi ripromisi di pensare con la mia testa, di non badare più a ciò che mi veniva riferito sommariamente per slogan, ma di andare sempre a fondo, valutando le persone e non il simbolo appiccicato su di esse. Naturalmente, si può facilmente obiettare che non sempre è possibile conoscere di persona chi si intende valutare, ma nell’idea che mi sono fatto dopo quell’incontro l’importante è acquisire un metodo, che consiste nell’approfondire ogni aspetto di chi o cosa si intenda giudicare, senza abbandonarsi a facili e spesso sciocche soluzioni standardizzate e precotte.

sabato 21 maggio 2011

“Artisti sulla strada” di Osvaldo Contenti



“Artisti sulla strada”, una tecnica mista a tempera e pastelli, è un’opera dedicata ai cosiddetti artisti di strada (giocolieri, mangiafuoco, clown, mimi, musicisti, statue viventi ecc.), che in numero sempre crescente popolano e ravvivano le piazze delle nostre grandi città come quelle dei piccoli centri. L’immagine che vedete, però, non coglie il terzetto di artisti mentre questi sono intenti a dar spettacolo, ma in un momento di pausa dal duro lavoro che molto spesso li vede impegnati per moltissime ore dinanzi a passanti distratti e dal braccino corto. Nella raffigurazione dei tre ragazzi, ho voluto enfatizzare il contrasto fra i loro indumenti multicolore e un velo di grigia tristezza che si può leggere nei loro sguardi un po’ persi nel vuoto. Un malinconico dietro le quinte di questi artisti, disposti a elargire molta felicità in cambio di pochi spiccioli.
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Su Facebook, la poetessa Anna Maria Ciaurro ha dedicato questo straordinario commento alla mia opera:

“Il quadro è di grande effetto, evidenzia quel velo malinconico sui visi dei figuranti, persi in pensieri che potrebbero essere svelati se solo ci si mettesse al loro posto anche solo per po tempo; lo scontento è esorcizzato dai vestiti coloratissimi che esprimono il grado di passione per l'arte di questi artisti, che anche senza un soldo in tasca fanno arte, e a volte anzi sempre non si chiede che un consenso, uno sguardo a quella fatica... sembra assurdo ma i veri artisti vivono di dignità e mai vorrebbero fare arte solo per soldi. Infatti quelli arrivano o troppo pochi o troppo tardi ma questa è un altra storia. Sei geniale caro Osvaldo ti avevo smarrito come capita molto spesso in questo posto, mi ha fatto piacere reincontrarti. Un abbraccio Anna Maria”.
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Invece, il poeta Gian Contardo Colombari, per omaggiare il mio lavoro, ha addirittura composto la seguente poesia:

Artisti di strada.

Gesso bianco su asfalto grigio
oppure esplosione arlecchinica di colori:
chiedono un obolo alla loro miseria
oppure non chiedono nulla,
perché la loro è una scelta di vita,
dettata dal coraggio della libertà.

Offrono sogni per una moneta
o anche gratuitamente:
sogni su un marciapiede,
su un muro, sopra un vetro.

Il tempo, la pioggia, la neve
faranno svanire i loro sogni dipinti,
così come la vita
spesso distrugge i sogni
che la nostra mente disegna.