Galleria virtuale di dipinti, disegni, sculture, fotografie e recensioni dell'artista Osvaldo Contenti
mercoledì 19 dicembre 2012
SCARLETT JOHANSSON – Photo: Osvaldo Contenti
L’attrice Scarlett Johansson in una mia foto del 2008. / The actress Scarlett Johansson in a 2008 picture of mine.
martedì 18 dicembre 2012
Calendario 2013: Ottobre, Novembre e Dicembre con le opere di Osvaldo Contenti
Avverto che ogni immagine riprodotta nel calendarietto è solo un particolare dell’opera originale e che il bordo nero presente in ogni foglio mensile è stato inserito per consentirne l’esatto ritaglio.
Calendario 2013: Luglio, Agosto e Settembre con le opere di Osvaldo Contenti
Avverto che ogni immagine riprodotta nel calendarietto è solo un particolare dell’opera originale e che il bordo nero presente in ogni foglio mensile è stato inserito per consentirne l’esatto ritaglio.
Calendario 2013: Aprile, Maggio e Giugno con le opere di Osvaldo Contenti
Avverto che ogni immagine riprodotta nel calendarietto è solo un particolare dell’opera originale e che il bordo nero presente in ogni foglio mensile è stato inserito per consentirne l’esatto ritaglio. Buonissime feste!
Calendario 2013: Gennaio, Febbraio e Marzo con le opere di Osvaldo Contenti
Quest’anno immetto in rete un calendarietto con dei miei lavori d’arte non più unitario ma diviso per mesi, così che la compressione jpeg non risulti troppo penalizzante per la qualità delle opere riprodotte per ogni mese del 2013. In questo post trovate le immagini relative a Gennaio, Febbraio e Marzo, mentre le restanti saranno scaricabili in post successivi, senza limiti di copyright. Il che significa che potrete stampare a piacimento copie per voi e per i vostri amici, optando così per un regalo originale e quasi a costo zero. Se invece volete “strafare”, vi consiglio di acquistare uno di quei graziosi mini cavalletti di legno in vendita presso molti negozi. Poi ritagliate un cartoncino spesso dello stesso formato di ogni foglio mensile che farà da base rigida a tutti i dodici mesi, che impilati e poggiati sul cavalletto racchiuso in un cellophane con annesso fiocchetto rosso, faranno la loro bella e porca figura natalizia. Detto questo, comunque la pensiate, vi auguro buonissime feste!
N.B. Avverto che ogni immagine riprodotta nel calendarietto è solo un particolare dell’opera originale e che il bordo nero presente in ogni foglio mensile è stato inserito per consentirne l’esatto ritaglio.
IMPORTANTE! PER SCARICARE LE IMMAGINI NEL LORO FORMATO MAGGIORE (414x581), CLICCATE COL PULSANTE SINISTRO DEL MOUSE SULL'IMMAGINE DESIDERATA, POI COL TASTO DESTRO SCEGLIENDO L'OPZIONE "Salva immagine con nome..." E INFINE RIPREMENDO IL PULSANTE SINISTRO PER INCAMERARE IL FILE JPG SUL PROPRIO PC.
N.B. Avverto che ogni immagine riprodotta nel calendarietto è solo un particolare dell’opera originale e che il bordo nero presente in ogni foglio mensile è stato inserito per consentirne l’esatto ritaglio.
IMPORTANTE! PER SCARICARE LE IMMAGINI NEL LORO FORMATO MAGGIORE (414x581), CLICCATE COL PULSANTE SINISTRO DEL MOUSE SULL'IMMAGINE DESIDERATA, POI COL TASTO DESTRO SCEGLIENDO L'OPZIONE "Salva immagine con nome..." E INFINE RIPREMENDO IL PULSANTE SINISTRO PER INCAMERARE IL FILE JPG SUL PROPRIO PC.
lunedì 17 dicembre 2012
Cinecittà apre le porte al 3D e all’innovazione
Ricevo e molto volentieri pubblico il seguente comunicato stampa, anche come gesto di solidarietà verso le maestranze, gli impiegati e gli addetti degli Stabilimenti Cinematografici di Cinecittà.
Laboratori 3D e corsi brevi specializzati dedicati ai segreti del Cinema tridimensionale e della nuova Televisione 3D. Previste agevolazioni per gli studenti DAMS
A partire da gennaio 2013, l’ACT Accademia del Cinema e della Televisione, con sede a Roma in via Tuscolana 1055 all’interno degli stabilimenti cinematografici di CINECITTA’, avvia i primi corsi di 3D. Una novità assoluta fortemente voluta dal Presidente dell’Accademia Vittorio Giacci, che parte proprio all’interno della città del cinema tra i più prestigiosi teatri di posa del mondo e che punta a trasmettere le competenze professionali tecnico-artistiche. In un momento in cui proprio a Cinecittà si stanno definendo gli assetti interni degli Studios e gli addetti che operano all’interno della più famosa fabbrica dei sogni, ecco che il mondo della cultura e della formazione guarda avanti senza nostalgia e si rinnova all’insegna della terza dimensione con il Workshop professionale “3DFilmmaking”, che affronterà i vari segmenti della filiera dalla regia 3D alla produzione 3D, dalle riprese stereoscopiche al montaggio 3D per affrontare le potenzialità del nuovo linguaggio e la grammatica della terza dimensione. Il coordinamento e la docenza sono affidati a Jordan River, esperto della materia, che introdurrà i partecipanti alle tecniche del 3D Stereovision e delle nuove forme di comunicazione tridimensionale affrontando, mediante l’utilizzo di tecniche e attrezzature 3D per il cinema e la televisione, gli argomenti essenziali a chi voglia entrare nel mondo del lavoro con un indispensabile bagaglio di competenze. Per i partecipanti al corso pratico full immersion di 3D, i cancelli di Cinecittà saranno aperti per una settimana e potranno così disporre di un badge temporaneo per l’accesso all’interno degli Studios. Agli iscritti che raggiungeranno l’intero ciclo formativo l’Accademia rilascerà un Attestato professionale. Sono previste altresì particolari agevolazioni per gli studenti DAMS, anche grazie ai numerosi accordi e convenzioni stipulati tra l’ACT e le varie strutture universitarie. Gli incontri dei laboratori si svolgeranno presso i prestigiosi teatri di posa, memoria storica di importanti film ivi realizzati e nella sede dell’ACT, adiacente ai più noti set di famose pellicole internazionali, fra cui ‘Gangs of New York’ e i 4 ettari destinati alla ricostruzione della Roma Imperiale.
Le richieste di accredito vanno inviate alla segreteria didattica: segreteria@actmultimedia.tv tel. 06 72293755. Indirizzo: Via Tuscolana, 1055 (Cinecittà Studios) ROMA.
FONTE: Ufficio stampa: Valeria Bruni
Corbec Film(press.office@corbecfilm.com)
Laboratori 3D e corsi brevi specializzati dedicati ai segreti del Cinema tridimensionale e della nuova Televisione 3D. Previste agevolazioni per gli studenti DAMS
A partire da gennaio 2013, l’ACT Accademia del Cinema e della Televisione, con sede a Roma in via Tuscolana 1055 all’interno degli stabilimenti cinematografici di CINECITTA’, avvia i primi corsi di 3D. Una novità assoluta fortemente voluta dal Presidente dell’Accademia Vittorio Giacci, che parte proprio all’interno della città del cinema tra i più prestigiosi teatri di posa del mondo e che punta a trasmettere le competenze professionali tecnico-artistiche. In un momento in cui proprio a Cinecittà si stanno definendo gli assetti interni degli Studios e gli addetti che operano all’interno della più famosa fabbrica dei sogni, ecco che il mondo della cultura e della formazione guarda avanti senza nostalgia e si rinnova all’insegna della terza dimensione con il Workshop professionale “3DFilmmaking”, che affronterà i vari segmenti della filiera dalla regia 3D alla produzione 3D, dalle riprese stereoscopiche al montaggio 3D per affrontare le potenzialità del nuovo linguaggio e la grammatica della terza dimensione. Il coordinamento e la docenza sono affidati a Jordan River, esperto della materia, che introdurrà i partecipanti alle tecniche del 3D Stereovision e delle nuove forme di comunicazione tridimensionale affrontando, mediante l’utilizzo di tecniche e attrezzature 3D per il cinema e la televisione, gli argomenti essenziali a chi voglia entrare nel mondo del lavoro con un indispensabile bagaglio di competenze. Per i partecipanti al corso pratico full immersion di 3D, i cancelli di Cinecittà saranno aperti per una settimana e potranno così disporre di un badge temporaneo per l’accesso all’interno degli Studios. Agli iscritti che raggiungeranno l’intero ciclo formativo l’Accademia rilascerà un Attestato professionale. Sono previste altresì particolari agevolazioni per gli studenti DAMS, anche grazie ai numerosi accordi e convenzioni stipulati tra l’ACT e le varie strutture universitarie. Gli incontri dei laboratori si svolgeranno presso i prestigiosi teatri di posa, memoria storica di importanti film ivi realizzati e nella sede dell’ACT, adiacente ai più noti set di famose pellicole internazionali, fra cui ‘Gangs of New York’ e i 4 ettari destinati alla ricostruzione della Roma Imperiale.
Le richieste di accredito vanno inviate alla segreteria didattica: segreteria@actmultimedia.tv tel. 06 72293755. Indirizzo: Via Tuscolana, 1055 (Cinecittà Studios) ROMA.
FONTE: Ufficio stampa: Valeria Bruni
Corbec Film(press.office@corbecfilm.com)
“Degas – Il corpo nudo” scritto e diretto da Sandra Paugam
Un documentario in onda su Sky Arte HD canali 130 e 400
Recensione di Osvaldo Contenti
Edgar Degas (1834 – 1917) è il primo pittore a rappresentare i corpi nudi femminili ammantandoli di un’esplicita aura di desiderio. Nel farlo, si trova costretto a mondare le proprie opere dalle pose classicheggianti, dai nudi accademici, puntando decisamente a rappresentare le nudità femminili in momenti e movimenti quotidiani, come l’asciugarsi i capelli o l’immergersi in una tinozza per un bagno. Momenti quotidiani, ma proprio per questo decisamente intimi, nei quali perciò l’artista parigino può riversare tutte le suggestioni di sensualità che una posa statica non potrebbe mai evidenziare. In buona sostanza, sono queste le conclusioni a cui arriva, dopo un’approfondita disamina, vagliando un ingente numero di opere, lo splendido documentario di 52 minuti “Degas – Il corpo nudo” (titolo orig. Degas - Le corps mis à nu), scritto e diretto da Sandra Paugam, con la voce narrante di Dario Oppido, andato recentemente in onda sui canali 130 e 400 di Sky Arte HD…
>> L’articolo prosegue sul Portale d’arte pitturaedintorni.it
Recensione di Osvaldo Contenti
Edgar Degas (1834 – 1917) è il primo pittore a rappresentare i corpi nudi femminili ammantandoli di un’esplicita aura di desiderio. Nel farlo, si trova costretto a mondare le proprie opere dalle pose classicheggianti, dai nudi accademici, puntando decisamente a rappresentare le nudità femminili in momenti e movimenti quotidiani, come l’asciugarsi i capelli o l’immergersi in una tinozza per un bagno. Momenti quotidiani, ma proprio per questo decisamente intimi, nei quali perciò l’artista parigino può riversare tutte le suggestioni di sensualità che una posa statica non potrebbe mai evidenziare. In buona sostanza, sono queste le conclusioni a cui arriva, dopo un’approfondita disamina, vagliando un ingente numero di opere, lo splendido documentario di 52 minuti “Degas – Il corpo nudo” (titolo orig. Degas - Le corps mis à nu), scritto e diretto da Sandra Paugam, con la voce narrante di Dario Oppido, andato recentemente in onda sui canali 130 e 400 di Sky Arte HD…
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sabato 15 dicembre 2012
FERZAN OZPETEK - Photo: Osvaldo Contenti
Il regista Ferzan Ozpetek, a Roma, in una mia foto del 2012. / The director Ferzan Ozpetek, in Rome, in a 2012 picture of mine.
venerdì 14 dicembre 2012
La Grillina Commedia
di Dante Allegretti
INFERMO
TANFO PRIMO
Nel mezzo del cammin di nostra gita
mi ritrovai con una Salsi oscura
che puro con Favia s’era smarrita.
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta gente selvaggia espulsa a forte
che nel cagar sfintere fa paura!
Tant'è amara che peto ancor più forte;
ma per Casaleggiar del ben ch'i' vi trovai,
dirò de tali consiglieri ch'i' v'ho sciorte.
Io non so ben ridir com'evacuai,
tant'era pien il colon ch'a quel punto
anco democrazia defecai!
INFERMO
TANFO PRIMO
Nel mezzo del cammin di nostra gita
mi ritrovai con una Salsi oscura
che puro con Favia s’era smarrita.
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta gente selvaggia espulsa a forte
che nel cagar sfintere fa paura!
Tant'è amara che peto ancor più forte;
ma per Casaleggiar del ben ch'i' vi trovai,
dirò de tali consiglieri ch'i' v'ho sciorte.
Io non so ben ridir com'evacuai,
tant'era pien il colon ch'a quel punto
anco democrazia defecai!
giovedì 13 dicembre 2012
Pittoscultura 02: "Il Filosofo" di Osvaldo Contenti
I filosofi si sono limitati a interpretare in modi diversi il mondo; si tratta ora di trasformarlo.
Karl Marx e Friedrich Engels
Karl Marx e Friedrich Engels
mercoledì 12 dicembre 2012
“La voce ancestrale” opera di Osvaldo Contenti
Quando tutto torna a tacere e il silenzio è come un balsamo di puro benessere, una voce ancestrale ci sussurra frasi sulla nostra vera essenza, sulle origini della nostra specie, con ragionamenti cristallini tipici di una mente libera da orpelli, seppur schiava del tirannico istinto di sopravvivenza. È un momento in cui sentirsi Uomini provoca un misto di gioia e di infinita tristezza, perché è questo che siamo: esplosive bracciate di vita in un oceano di sofferenza.
=======
Stavolta, la poetessa Valeria Catania, omaggiando l'opera proposta in questo post, supera se stessa proponendoci una poesia-capolavoro che vi invito a leggere e a meditare con molta attenzione. Grazie, Vale!
Inabissandosi oltre il limite estremo occupi il vuoto che è pura consapevolezza / tutto diventa specchio della verità dell’esistenza / tutto guerreggia con la nuda conoscenza / tutto diventa universo imploso/ tutto è potenziale in espansione / tutto si tramuta in ego ancestrale parallelo donandoci la possibilità di essere liberi triturando il gioco perverso delle umane amputazioni/----/
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Stavolta, la poetessa Valeria Catania, omaggiando l'opera proposta in questo post, supera se stessa proponendoci una poesia-capolavoro che vi invito a leggere e a meditare con molta attenzione. Grazie, Vale!
Inabissandosi oltre il limite estremo occupi il vuoto che è pura consapevolezza / tutto diventa specchio della verità dell’esistenza / tutto guerreggia con la nuda conoscenza / tutto diventa universo imploso/ tutto è potenziale in espansione / tutto si tramuta in ego ancestrale parallelo donandoci la possibilità di essere liberi triturando il gioco perverso delle umane amputazioni/----/
lunedì 10 dicembre 2012
VITTORIA PUCCINI - Photo: Osvaldo Contenti
L'attrice Vittoria Puccini in una mia foto del 2012. / The actress Vittoria Puccini in a 2012 picture of mine.
venerdì 7 dicembre 2012
“Leonardo – Il restauro del secolo” di Stan Neumann
Un documentario in onda su Sky Arte HD canali 130 e 400
Recensione di Osvaldo Contenti
Raccontare la genesi e i successivi sviluppi di un’operazione di restauro non è mai un’impresa semplice. Figuriamoci quando l’opera in questione è il dipinto “Sant’Anna, la Vergine e il bambino con l’agnellino”di Leonardo da Vinci. Un’opera capitale del genio del Rinascimento italiano, una vero e proprio patrimonio dell’umanità, che quindi ha comportato una mediazione di pareri sia a monte che a valle del lavoro di restauro. Una meditata trafila di pareri, suggerimenti e moniti che il regista Stan Neumann ha monitorato e visualizzato assai bene nel suo documentario “Leonardo – Il restauro del secolo”, (in onda su Sky Arte HD), che in soli 52 minuti ha la capacità di farci entrare nel vivo delle discussioni che hanno preceduto i lavori di pulitura dell’opera, sino al felice esito degli stessi…
>> L’articolo prosegue sul Portale d’arte pitturaedintorni.it
Recensione di Osvaldo Contenti
Raccontare la genesi e i successivi sviluppi di un’operazione di restauro non è mai un’impresa semplice. Figuriamoci quando l’opera in questione è il dipinto “Sant’Anna, la Vergine e il bambino con l’agnellino”di Leonardo da Vinci. Un’opera capitale del genio del Rinascimento italiano, una vero e proprio patrimonio dell’umanità, che quindi ha comportato una mediazione di pareri sia a monte che a valle del lavoro di restauro. Una meditata trafila di pareri, suggerimenti e moniti che il regista Stan Neumann ha monitorato e visualizzato assai bene nel suo documentario “Leonardo – Il restauro del secolo”, (in onda su Sky Arte HD), che in soli 52 minuti ha la capacità di farci entrare nel vivo delle discussioni che hanno preceduto i lavori di pulitura dell’opera, sino al felice esito degli stessi…
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mercoledì 5 dicembre 2012
"MUSICA!" opera di Osvaldo Contenti
Da moltissimi anni ho adottato l’ascolto della musica, da apparecchio stereo o da auricolari di un lettore mp3, come motore energetico per raggiungere e saldare velocemente e piacevolmente il rapporto tra ispirazione e atto creativo, sia per la pittura che per il disegno a mano libera, oppure, più raramente, per opere realizzate tramite lapis e tavolette elettroniche, tecniche alle quali, da pochi mesi, ho aggiunto degli esperimenti in “touch screen”, con l’ausilio di app grafiche che girano su un tablet con OS Android.
Comunque sia, per ognuna di queste tecniche, la musica (quella buona, che esclude ogni tipo di ciarpame acustico) è un veicolo che trovo davvero ottimale per far sì che l’idea si tramuti immediatamente in segno, imprimendosi in modo appassionato, coinvolgente o sognante proprio come la musica mi invita a fare. Ma non con una musica qualsiasi, perché dopo anni di esperienze e interazioni “pittomusicali” ho imparato a riconoscere gli autori che più che si confanno al mio modo di dipingere e di disegnare.
Tra questi, vi sono, a memoria: Pino Daniele, Sting e i Police, Ray Charles, Miles Davis, Keith Jarrett, Kate Bush, Frank Zappa, Charles Mingus, Pink Floyd, Vinicius de Moraes, Patti Smith, Paola Turci, Alanis Morissette, U2, R.E.M., Gino Paoli, Teresa de Sio, Vinicio Capossela, Zucchero, Andreas Vollenweider, Oasis, Giovanni Allevi, Francesco De Gregori, Antonello Venditti, Piero Ciampi, Simple Minds, Tori Amos, Anita Baker, America, Bruce Springsteen, Marillion, Dire Straits, Eric Clapton, Franco Battiato, Led Zeppelin, Jimi Hendrix, Tina Turner, Doors, Steve Ray Vaughan, Jeff Back, Luigi Tenco, Pierangelo Bertoli, Bob Dylan, Fabrizio De André, Lucio Dalla, Riccardo Cocciante, Francesco Guccini, Claudio Lolli, Blind Faith, Dido, Diana Ross, The Beatles, Traffic, Jethro Tull, Mark Knopfler, Jefferson Airplane, Cream, Neil Young, Shakira, Simply Red, Inxs, Eugenio e Edoardo Bennato, CSN&Y, Jeff Healey, Joe Cocker, Caparezza, Dream Theater, Paolo Conte, Deep Purple, Robert Cray, Tool, Rolling Stones, Santana, Who, Jeff Buckley, Thomas Diethelm, Emerson Lake and Palmer, George Harrison, Ivano Fossati, John Lennon, Yes, Pat Benatar, Elton John, Ella Fitzgerald, Giorgio Gaber, Lionel Richie, Phil Collins, Carly Simon, Carole King, Alex Britti, Pearl Jam, Coldplay, Joe Bonamassa, Joni Mitchell, Mina, Elisa, Giorgia, Whitney Huston, Prince, Michael Jackson, Elvis Costello, B.B. King, Toquinho, Zed Zed Top e il mio amico Tiziano Novelli, ottimo musicista.
Ed è da questi artisti, dai loro brani che giudico migliori, che ho “tratto” buona parte delle opere che ogni volta vedete riprodotte in questi post. Ma stavolta e diverso, perché l’opera intitolata “MUSICA!”, qui riprodotta, è un omaggio in punta di pennello proprio a quei musicisti, cantanti e cantautori che ringrazio davvero di cuore per il loro fantastico contributo alla mia espressione d’arte.
=========
Anche stavolta l’inesauribile vena poetica di Valeria Catania si traduce in un limpidissimo omaggio in versi dedicato all’opera riprodotta in questo post.
Dislocazione/
Timbriche itineranti frammentano partitura/
Asettico Nitore isola contemplazione/
Segni tracciano flussi d’inerenza ordinando possibilità/
Respira un divenire senza meta/---/
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Anche stavolta l’inesauribile vena poetica di Valeria Catania si traduce in un limpidissimo omaggio in versi dedicato all’opera riprodotta in questo post.
Dislocazione/
Timbriche itineranti frammentano partitura/
Asettico Nitore isola contemplazione/
Segni tracciano flussi d’inerenza ordinando possibilità/
Respira un divenire senza meta/---/
venerdì 30 novembre 2012
“Michelangelo – Il cuore e la pietra” di Giacomo Gatti
Una docufiction in onda su Sky Arte HD nei canali 130 e 400
Recensione di Osvaldo Contenti
È estremamente difficile trovare un film o, come in questo caso, una docufiction che tratti della figura di Michelangelo Buonarroti senza indulgere nella retorica o nella pomposa agiografia, col triste risultato di rappresentarlo come un mito vivente, relegando sullo sfondo di questo suo distorto ritratto la vitalità del ricercatore, il tormentato rapporto col papato e l’eccezionale capacità di innovarsi, opera dopo opera. Quindi, è con molto piacere che abbiamo assistito in tv, su Sky Arte HD, canale 400, al docu-drama “Michelangelo – Il cuore e la pietra”, per la regia di Giacomo Gatti, che rappresenta l’eccezione alla regola di quanto esposto prima. Perché in esso il maestro del Rinascimento italiano, assieme al suo genio, non fa mistero, ad esempio, di svelare tutte le sue frustrazioni legate al fatto di essere stato chiamato ad operare in affresco, tecnica che non conosce perfettamente, invece che come scultore, tecnica che predilige…
Per leggere il resto della recensione cliccate su pitturaedintorni.it alla pagina:
http://www.pitturaedintorni.it/artmovie28.htm
Recensione di Osvaldo Contenti
È estremamente difficile trovare un film o, come in questo caso, una docufiction che tratti della figura di Michelangelo Buonarroti senza indulgere nella retorica o nella pomposa agiografia, col triste risultato di rappresentarlo come un mito vivente, relegando sullo sfondo di questo suo distorto ritratto la vitalità del ricercatore, il tormentato rapporto col papato e l’eccezionale capacità di innovarsi, opera dopo opera. Quindi, è con molto piacere che abbiamo assistito in tv, su Sky Arte HD, canale 400, al docu-drama “Michelangelo – Il cuore e la pietra”, per la regia di Giacomo Gatti, che rappresenta l’eccezione alla regola di quanto esposto prima. Perché in esso il maestro del Rinascimento italiano, assieme al suo genio, non fa mistero, ad esempio, di svelare tutte le sue frustrazioni legate al fatto di essere stato chiamato ad operare in affresco, tecnica che non conosce perfettamente, invece che come scultore, tecnica che predilige…
Per leggere il resto della recensione cliccate su pitturaedintorni.it alla pagina:
http://www.pitturaedintorni.it/artmovie28.htm
martedì 27 novembre 2012
Pittopoesie: “Il giardino dell’arte” con tre omaggi poetici
"Ali sensuali/
ingabbiano l'odore/
comprimono visione/
Sudore/
Piacere/
Desiderare/
Volere/
Stato virgineo/
vomita aderenze/
violenta voracità/
sommerge l'impossibile/------/
respira ritmicamente/-------/"
Valeria Catania
Grazie a degli straordinari poeti, e alla fortuna di averli incontrati su facebook, alcune delle mie opere si sono tramutate in pittopoesie, vale a dire in lavori pittorici che accorpano degli omaggi poetici formando un tutt’uno in una coerente soluzione grafica, tanto che ora mi è difficile pensare a quelle stesse opere senza l’ausilio dell’apporto poetico. Un apporto che si dimostra sempre sostanziale, in quanto le poesie interagiscono con l’opera facendone risaltare gli aspetti evidenti, oppure cogliendone i significati più reconditi, che l’autore ha immesso spontaneamente, ma che acquistano risalto solo grazie alla minuziosa “indagine poetica” che affianca l’opera stessa. Proprio come che si è verificato con “Il giardino dell’arte” e le bellissime poesie firmate da Valeria Catania, Gian Contardo Colombari e da Girasole. Buona pittolettura! Osvaldo Contenti
La tua anima è protesa verso l'Assoluto, vi si immerge, si lascia inondare dalla visione dell'Eternità. I tuoi sensi cadono in letargo: non vedono, non sentono, non assaporano il mondo che ti circonda; si fermano per dare la precedenza alla Percezione, all'Idea. Fra un po' un sussulto del corpo o un rumore improvviso ti riporteranno all'Immanenza e tu rivedrai gli intensi colori del Mondo e sentirai i tonificanti profumi della Vita. Gian Contardo Colombari
Hai occhi rapiti dal nulla nessun tremore li ravviva né le labbra si protendono verso un sorriso. Indecifrabili pensieri arricciano i capelli sparpagliati sul domani. Piccole ali ti sfiorano il sonno e ornando il tuo seno raccontano di te. Girasole
Grazie a degli straordinari poeti, e alla fortuna di averli incontrati su facebook, alcune delle mie opere si sono tramutate in pittopoesie, vale a dire in lavori pittorici che accorpano degli omaggi poetici formando un tutt’uno in una coerente soluzione grafica, tanto che ora mi è difficile pensare a quelle stesse opere senza l’ausilio dell’apporto poetico. Un apporto che si dimostra sempre sostanziale, in quanto le poesie interagiscono con l’opera facendone risaltare gli aspetti evidenti, oppure cogliendone i significati più reconditi, che l’autore ha immesso spontaneamente, ma che acquistano risalto solo grazie alla minuziosa “indagine poetica” che affianca l’opera stessa. Proprio come che si è verificato con “Il giardino dell’arte” e le bellissime poesie firmate da Valeria Catania, Gian Contardo Colombari e da Girasole. Buona pittolettura! Osvaldo Contenti
La tua anima è protesa verso l'Assoluto, vi si immerge, si lascia inondare dalla visione dell'Eternità. I tuoi sensi cadono in letargo: non vedono, non sentono, non assaporano il mondo che ti circonda; si fermano per dare la precedenza alla Percezione, all'Idea. Fra un po' un sussulto del corpo o un rumore improvviso ti riporteranno all'Immanenza e tu rivedrai gli intensi colori del Mondo e sentirai i tonificanti profumi della Vita. Gian Contardo Colombari
Hai occhi rapiti dal nulla nessun tremore li ravviva né le labbra si protendono verso un sorriso. Indecifrabili pensieri arricciano i capelli sparpagliati sul domani. Piccole ali ti sfiorano il sonno e ornando il tuo seno raccontano di te. Girasole
domenica 11 novembre 2012
“Ritratto femminile giallo e verde” di Osvaldo Contenti
Colori acquosi e slavati per rendere l’idea di un’opera che potrebbe sciogliersi in qualcosa di ancora più evanescente, mano a mano che la si osserva. Come se uno sguardo intenso avesse il potere di dissolverla e ricomporla a piacere con un semplice batter di ciglia. Sarà l’osservatore, insomma, a stabilire se e come il ritratto dovrà apparire o svanire davanti ai suoi occhi.
======== La poetessa Valeria Catania, che ringrazio di cuore, ha omaggiato quest'opera nell'area commenti con i seguenti, splendidi versi:
Liquefacendo-----------------/
Oltrepassando la soglia l'esistenza s'inabissa nella verità/
Sostandovi tutto diviene conoscenza e---------------------l'essere scopre il proprio non sapere/---/
======== La poetessa Valeria Catania, che ringrazio di cuore, ha omaggiato quest'opera nell'area commenti con i seguenti, splendidi versi:
Liquefacendo-----------------/
Oltrepassando la soglia l'esistenza s'inabissa nella verità/
Sostandovi tutto diviene conoscenza e---------------------l'essere scopre il proprio non sapere/---/
mercoledì 7 novembre 2012
In Blu Ray: “La Passione di Cristo” di Mel Gibson
La Passione di Cristo” di Mel Gibson
L’autoflagellazione di Mel Gibson
recensione di Osvaldo Contenti
Prologo futuribile…
Quando tra vent’anni su un display da polso uno spot del webcultura mi inviterà a partecipare al convegno interattivo su “La rivoluzione formale del Cristo di Mel Gibson”, mi verrà da sorridere ripensando allo strepito causato dall’uscita nelle sale italiane de La Passione di Cristo, in quel lontano 7 Aprile del 2004. Enrico Ghezzi, nel videodibattito, con sempre meno capelli ma sempre più stralunato, esordirà parlando di: «...sternocleidomastoideo vermiglio e violato del Messia». Allora, pensando che Enrico non cambierà mai, probabilmente spegnerò il minivideo cercando invece di ricordare ciò che The Passion all’epoca aveva effettivamente innovato. E tornando a quelle memorie, rammenterò che il film di Gibson aveva scardinato un tabù, disvelando una colossale rimozione psicologica che per duemila anni non aveva voluto vedere un Cristo insanguinato e crocifisso tra indicibili sofferenze per l’inaudita ferocia dei suoi aguzzini Romani. Perché tutto questo? Probabilmente per lenire un altrettanto colossale senso di colpa che ha sempre attanagliato l’animo dei devoti, artisti e non, i quali, nettando le ferite sul corpo di Gesù, rendendolo splendente, cercarono di elevarlo a simbolo della purezza interiore curandone l’estetica. Una visione romantica, un make-up psicologico, che Gibson ha irrorato di sangue non per gusto orrorifico, ma perché il suo più che un film è un Atto di Dolore, una preghiera per immagini, una rappresentazione di natura devozionale che ripercorre modernissimamente il motivo iconografico del Compianto sul Cristo morto. Nel 2024 ripenserò a tutto questo dandolo per scontato. Magari non ricorderò esattamente se Bin Laden fosse stato trovato esanime tra i suoi stessi escrementi prima o dopo l’uscita del film. Ma ricorderò con certezza che la sua fine e quella del terrorismo di Al Qaeda, in breve tempo, portarono alla costituzione di uno vero e proprio Stato palestinese, che accanto a quello israeliano vedeva finalmente i bambini scambiarsi la kufiya e la kippà in un vicendevole dono di giocatolli. Cosa che nel 2004 era impensabile, perciò il film di Gibson venne tacciato di istigare sentimenti antisemiti, ma solo perché il periodo storico di allora viveva ancora di conflitti armati e ideologici e non era preparato a vagliare serenamente il contenuto dei Vangeli.
… Ma, accidenti alla mia fantasia, eccomi ripiombato nel 2004. Ho promesso ad Hideout un recensione sullo “specifico filmico” de La Passione di Cristo e invece mi ritrovo a fantasticare sul futuro! Forse sarà meglio non scriverle quelle cose lì. O forse sì… perché in fondo quelle cose le penso davvero e Fabio Falzone, che vedo scrutarmi dalla colonna superiore, in questo modo capirà al volo da dove parte il mio punto di vista, liberissimo di pensarla all’opposto. Comunque, sarà meglio ricominciare da capo. Dallo specifico filmico, intendo dire. Ridò un’occhiata agli appunti ed eccomi pronto…
La critica vera e propria
Mel Gibson pennella le ultime dodici ore della vita di Cristo partendo dalle brume serali dell’orto del Getsemani. Gli Apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni, appena visibili nella nebbia, inconsapevoli di ciò che accadrà, dormono placidamente. Ma una musica grave ci avverte che qualcosa di ieratico sta avvenendo. Infatti, Gesù, percorrendo lentamente, come soverchiato da un peso, il Monte degli Ulivi, ora è conscio che l’amaro calice della Passione sarà fonte dal suo destino terreno. Tutto ciò in una sequenza piuttosto fedele rispetto ai Vangeli, ma già impostata sul tema cardine che interessa a Gibson: la Passione di Cristo come scelta consapevole del figlio di Dio fatto uomo, che col suo sacrificio redimerà i peccati del mondo con la sua morte e resurrezione. E non a caso il regista, in un primo tempo, avrebbe voluto intitolare il suo film semplicemente Passion, senza altra aggiunta. Consigliato diversamente, ha però mantenuto saldo il principio originario della pellicola che focalizza sulla Passione (flagellazione, calvario e crocifissione), e non sulla trasposizione lineare dei Vangeli sinottici, il tema costituente del film. Scelta criticabile, forse, che abbandona l’immensa lezione d’amore di Gesù. Ma comunque una scelta. Che va valutata e rispettata in quanto tale, e non per quello che ognuno di noi avrebbe voluto vedere nel film. Del resto, altrimenti, Gibson avrebbe dovuto confrontarsi con dei titani: Pier Paolo Pasolini e il tema della morte ne Il Vangelo secondo Matteo, Roberto Rossellini e il rigore storico de Il Messia e Martin Scorsese con le lucide provocazioni de L’ultima tentazione di Cristo, che sarebbe stato impossibile pensare di eguagliare sul terreno della narrazione relativa ai resoconti evangelici. Anche perché su quel versante tutto era stato già detto. Così, Gibson, intelligentemente, ha scelto di inquadrare solo una parte della vita di Cristo. Quella probabilmente a lui più congeniale in quanto rispecchia la sua personale devozione verso la figura di Gesù, e al contempo quella rivolta all’unica “parte molle” dei capolavori sopracitati che, invariabilmente, non sono intervenuti sulla “ritrattistica” del Cristo, se non affidandosi ad un’iconografia stereotipata. Ed è lì che Gibson ha espresso il suo vero colpo di genio, quadrando il cerchio delle sue duplici aspettative. Perché l’acuto realismo delle sofferenze patite da Gesù si evidenzia in un sangue effettivo ma anche simbolico, emblematico quindi del concorso di colpa che l’autore vorrebbe farci espiare in quanto compartecipi, come umanità, della messa a morte del Messia. Un’umanità che uccide il proprio Dio, sembra dirci Gibson, non ha altra strada che la devota preghiera del perdono per redimersi. Meglio se seguendo passo passo, e quindi condividendo, il cammino di Cristo verso la croce. Una visione penitenziale e autoflagellante che può non essere condivisa ma che comunque va rispettata. In specie quando la stessa trova sublimazione nel neorealismo a tema sacrale che come una rivoluzione scardina per sempre gli istituti formali precedenti, in un film che, in tal senso, non esito a definire epocale e magistrale.
Nota: Solo vedendo il film una seconda volta mi sono accorto che in una scena del Calvario, quando Maria (Maia Morgenstern) sorregge Gesù (Jim Caviezel) caduto sotto il peso della croce, la postura dei due assume, come in un fermo immagine istantaneo, la stessa che possiamo notare ne La Pietà di Michelangelo. Un pennellata d’autore tanto più stimabile perché non enfatizzata. Bravo Gibson!
L’autoflagellazione di Mel Gibson
recensione di Osvaldo Contenti
Prologo futuribile…
Quando tra vent’anni su un display da polso uno spot del webcultura mi inviterà a partecipare al convegno interattivo su “La rivoluzione formale del Cristo di Mel Gibson”, mi verrà da sorridere ripensando allo strepito causato dall’uscita nelle sale italiane de La Passione di Cristo, in quel lontano 7 Aprile del 2004. Enrico Ghezzi, nel videodibattito, con sempre meno capelli ma sempre più stralunato, esordirà parlando di: «...sternocleidomastoideo vermiglio e violato del Messia». Allora, pensando che Enrico non cambierà mai, probabilmente spegnerò il minivideo cercando invece di ricordare ciò che The Passion all’epoca aveva effettivamente innovato. E tornando a quelle memorie, rammenterò che il film di Gibson aveva scardinato un tabù, disvelando una colossale rimozione psicologica che per duemila anni non aveva voluto vedere un Cristo insanguinato e crocifisso tra indicibili sofferenze per l’inaudita ferocia dei suoi aguzzini Romani. Perché tutto questo? Probabilmente per lenire un altrettanto colossale senso di colpa che ha sempre attanagliato l’animo dei devoti, artisti e non, i quali, nettando le ferite sul corpo di Gesù, rendendolo splendente, cercarono di elevarlo a simbolo della purezza interiore curandone l’estetica. Una visione romantica, un make-up psicologico, che Gibson ha irrorato di sangue non per gusto orrorifico, ma perché il suo più che un film è un Atto di Dolore, una preghiera per immagini, una rappresentazione di natura devozionale che ripercorre modernissimamente il motivo iconografico del Compianto sul Cristo morto. Nel 2024 ripenserò a tutto questo dandolo per scontato. Magari non ricorderò esattamente se Bin Laden fosse stato trovato esanime tra i suoi stessi escrementi prima o dopo l’uscita del film. Ma ricorderò con certezza che la sua fine e quella del terrorismo di Al Qaeda, in breve tempo, portarono alla costituzione di uno vero e proprio Stato palestinese, che accanto a quello israeliano vedeva finalmente i bambini scambiarsi la kufiya e la kippà in un vicendevole dono di giocatolli. Cosa che nel 2004 era impensabile, perciò il film di Gibson venne tacciato di istigare sentimenti antisemiti, ma solo perché il periodo storico di allora viveva ancora di conflitti armati e ideologici e non era preparato a vagliare serenamente il contenuto dei Vangeli.
… Ma, accidenti alla mia fantasia, eccomi ripiombato nel 2004. Ho promesso ad Hideout un recensione sullo “specifico filmico” de La Passione di Cristo e invece mi ritrovo a fantasticare sul futuro! Forse sarà meglio non scriverle quelle cose lì. O forse sì… perché in fondo quelle cose le penso davvero e Fabio Falzone, che vedo scrutarmi dalla colonna superiore, in questo modo capirà al volo da dove parte il mio punto di vista, liberissimo di pensarla all’opposto. Comunque, sarà meglio ricominciare da capo. Dallo specifico filmico, intendo dire. Ridò un’occhiata agli appunti ed eccomi pronto…
La critica vera e propria
Mel Gibson pennella le ultime dodici ore della vita di Cristo partendo dalle brume serali dell’orto del Getsemani. Gli Apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni, appena visibili nella nebbia, inconsapevoli di ciò che accadrà, dormono placidamente. Ma una musica grave ci avverte che qualcosa di ieratico sta avvenendo. Infatti, Gesù, percorrendo lentamente, come soverchiato da un peso, il Monte degli Ulivi, ora è conscio che l’amaro calice della Passione sarà fonte dal suo destino terreno. Tutto ciò in una sequenza piuttosto fedele rispetto ai Vangeli, ma già impostata sul tema cardine che interessa a Gibson: la Passione di Cristo come scelta consapevole del figlio di Dio fatto uomo, che col suo sacrificio redimerà i peccati del mondo con la sua morte e resurrezione. E non a caso il regista, in un primo tempo, avrebbe voluto intitolare il suo film semplicemente Passion, senza altra aggiunta. Consigliato diversamente, ha però mantenuto saldo il principio originario della pellicola che focalizza sulla Passione (flagellazione, calvario e crocifissione), e non sulla trasposizione lineare dei Vangeli sinottici, il tema costituente del film. Scelta criticabile, forse, che abbandona l’immensa lezione d’amore di Gesù. Ma comunque una scelta. Che va valutata e rispettata in quanto tale, e non per quello che ognuno di noi avrebbe voluto vedere nel film. Del resto, altrimenti, Gibson avrebbe dovuto confrontarsi con dei titani: Pier Paolo Pasolini e il tema della morte ne Il Vangelo secondo Matteo, Roberto Rossellini e il rigore storico de Il Messia e Martin Scorsese con le lucide provocazioni de L’ultima tentazione di Cristo, che sarebbe stato impossibile pensare di eguagliare sul terreno della narrazione relativa ai resoconti evangelici. Anche perché su quel versante tutto era stato già detto. Così, Gibson, intelligentemente, ha scelto di inquadrare solo una parte della vita di Cristo. Quella probabilmente a lui più congeniale in quanto rispecchia la sua personale devozione verso la figura di Gesù, e al contempo quella rivolta all’unica “parte molle” dei capolavori sopracitati che, invariabilmente, non sono intervenuti sulla “ritrattistica” del Cristo, se non affidandosi ad un’iconografia stereotipata. Ed è lì che Gibson ha espresso il suo vero colpo di genio, quadrando il cerchio delle sue duplici aspettative. Perché l’acuto realismo delle sofferenze patite da Gesù si evidenzia in un sangue effettivo ma anche simbolico, emblematico quindi del concorso di colpa che l’autore vorrebbe farci espiare in quanto compartecipi, come umanità, della messa a morte del Messia. Un’umanità che uccide il proprio Dio, sembra dirci Gibson, non ha altra strada che la devota preghiera del perdono per redimersi. Meglio se seguendo passo passo, e quindi condividendo, il cammino di Cristo verso la croce. Una visione penitenziale e autoflagellante che può non essere condivisa ma che comunque va rispettata. In specie quando la stessa trova sublimazione nel neorealismo a tema sacrale che come una rivoluzione scardina per sempre gli istituti formali precedenti, in un film che, in tal senso, non esito a definire epocale e magistrale.
Nota: Solo vedendo il film una seconda volta mi sono accorto che in una scena del Calvario, quando Maria (Maia Morgenstern) sorregge Gesù (Jim Caviezel) caduto sotto il peso della croce, la postura dei due assume, come in un fermo immagine istantaneo, la stessa che possiamo notare ne La Pietà di Michelangelo. Un pennellata d’autore tanto più stimabile perché non enfatizzata. Bravo Gibson!
martedì 6 novembre 2012
Sky Arte HD sui canali 130 e 400
Il primo canale televisivo dedicato all’Arte
Pittura, scultura, architettura, musica, letteratura, teatro, design e tutte le forme di espressione artistica troveranno spazio in un unico palinsesto dedicato sia agli appassionati, che avranno l’opportunità di approfondire i loro interessi, sia ai semplici curiosi che potranno avvicinarsi all’arte in un modo completamente nuovo attraverso le grandi produzioni internazionali (Sky Arts, BBC, Channel 4, Arte, PBS, Sundance Channel) e quelle originali del canale. E’ Sky Arte Hd, il primo canale televisivo dedicato all’Arte in tutte le sue declinazioni che dal 1° novembre sarà visibile a tutti gli abbonati Sky (che dispongono dell’Hd nel proprio abbonamento) sui canali 130 e 400 della piattaforma.
Segui la programmazione di Sky Arte HD all’indirizzo: http://guidatv.sky.it/guidatv/canale/sky-arte-hd.shtml
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